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Bonus infissi 2027: tre scenari, e il calcolo per decidere

A legislazione vigente le detrazioni scendono. Ma il Governo sta valutando di portarle al 65%. Chi aspetta rischia 2.800 € per guadagnarne 3.000 — ed è un conto che si può fare.

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Hussem Amor
Co-founder & CEO, Trein Group · Partner HighLevel in Italia
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Risposta in breve

Per il 2027 esistono tre scenari, non uno. A legislazione vigente la detrazione per gli infissi scende dal 50% al 36% sull'abitazione principale e dal 36% al 30% sulle altre unità. Il Governo sta però valutando un ecobonus rafforzato al 65% per la prima casa, che includerebbe la sostituzione degli infissi. Su 20.000 € di spesa significa 10.000 € di detrazione pagando entro dicembre 2026, contro 13.000 € nello scenario migliore e 7.200 € nel peggiore. Chi aspetta rischia quindi 2.800 € per guadagnarne 3.000: serve circa il 48% di probabilità che il 65% passi perché l'attesa sia conveniente. Per rientrare nelle aliquote 2026 conta il criterio di cassa, cioè la data dell'ordine di bonifico e non la fine dei lavori.

Fino a poche settimane fa la domanda dei clienti era semplice: «conviene fare i lavori adesso, prima che le detrazioni scendano?». Da metà settembre 2026 la domanda è cambiata, perché è emersa l'ipotesi di un ecobonus rafforzato al 65% dal 2027 — e adesso aspettare potrebbe convenire.

Questo articolo non dice cosa fare. Mette in fila i tre scenari possibili, fa il calcolo che permette di sceglierli, e spiega il dettaglio tecnico che decide l'aliquota indipendentemente da come andrà la Manovra.

I tre scenari del 2027

Su una fornitura di infissi da 20.000 € in abitazione principale, ecco cosa cambia:

ScenarioAliquotaDetrazione
Ipotesi ecobonus rafforzato65%13.000 €
Pagando entro il 31/12/202650%10.000 €
Legislazione vigente, 202736%7.200 €

Fra lo scenario migliore e quello peggiore ballano 5.800 € sulla stessa identica fornitura. Il tetto di spesa resta 96.000 € per unità immobiliare in tutti e tre i casi, e la detrazione resta ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

Conviene aspettare? Il calcolo che nessuno fa

Gli articoli di settore si fermano a elencare i tre scenari. Ma un cliente che deve decidere ha bisogno di sapere quanto deve credere al 65% perché aspettare abbia senso. È aritmetica, e si fa in una riga.

Pagare entro dicembre significa portare a casa 10.000 € certi. Aspettare significa scommettere fra 13.000 € e 7.200 €. In altre parole: si rischiano 2.800 € per guadagnarne 3.000.

Il punto di pareggio è la probabilità p che rende le due scelte equivalenti:

p × 13.000 + (1 − p) × 7.200 = 10.000

da cui p ≈ 48%. Se si crede che l'ecobonus al 65% abbia più del 48% di probabilità di essere approvato, aspettare conviene. Sotto quella soglia, conviene pagare entro dicembre.

Non è un numero che dice cosa fare: è un numero che rende la decisione esplicita invece che istintiva. E su un'ipotesi che oggi non ha né un testo normativo né un perimetro definito, il 48% è una soglia alta.

Va aggiunta una considerazione che l'aritmetica non cattura: chi aspetta non rimanda solo la detrazione, rimanda anche il risparmio in bolletta di infissi più performanti e si espone a un anno in più di aumenti sui materiali.

Cosa si sa davvero dell'ipotesi 65%

L'ipotesi allo studio riguarda il perimetro dell'ecobonus, cioè gli interventi di efficientamento energetico. Secondo le indiscrezioni comprenderebbe:

  • sostituzione degli infissi
  • cappotti e coibentazioni
  • pompe di calore e sistemi ibridi
  • solare termico e schermature solari
  • sistemi di building automation

L'aliquota maggiorata sarebbe riservata all'abitazione principale, con un livello differenziato e più basso per gli altri immobili. La copertura ipotizzata arriverebbe dalla flessibilità europea destinata agli investimenti per la transizione energetica.

Ma la parte che conta è cosa non è deciso, ed è quasi tutto: non esiste un testo normativo, né un perimetro definitivo degli interventi, né i massimali di spesa, né la decorrenza. Non ci sono dichiarazioni istituzionali: sono indiscrezioni di stampa su un'ipotesi in valutazione. Tutto sarà stabilito dalla Legge di Bilancio, approvata entro fine dicembre.

Una precisazione che vale per i vostri clienti. L'ipotesi del 65% riguarda l'ecobonus, non il bonus casa. Il fotovoltaico, per esempio, ne resta fuori: rientra nel bonus ristrutturazione e segue una curva diversa. Chi vende più di un tipo di intervento deve saper distinguere, perché il cliente che ha letto del 65% lo chiederà anche per cose a cui non si applica.

Entro quando bisogna pagare per rientrare nel 2026?

Questo è l'unico punto che non dipende dalla Manovra, e che quasi nessun preventivo comunica correttamente. Per le detrazioni edilizie vale il criterio di cassa: la spesa si considera sostenuta quando viene dato l'ordine di pagamento, non quando finiscono i lavori e non quando la banca addebita il conto.

  • Conta il bonifico, non il cantiere. Lavori che finiscono a febbraio 2027 rientrano comunque nel 2026 se il pagamento è stato ordinato entro il 31 dicembre 2026.
  • Conta l'ordine, non l'addebito. Un bonifico disposto il 31 dicembre rientra nel 2026 anche se la valuta cade a gennaio.
  • Deve essere un bonifico parlante. Servono la causale con il riferimento normativo, il codice fiscale di chi detrae e la partita IVA dell'impresa. Un bonifico ordinario fa perdere la detrazione, a prescindere dalla data.

È il dettaglio che permette di rispondere all'obiezione «tanto i lavori finiscono l'anno prossimo, non faccio in tempo» — falsa, e responsabile dello slittamento di molte trattative di novembre e dicembre. Per i requisiti tecnici sugli infissi e le aliquote ancora in vigore quest'anno, il riferimento è ecobonus infissi 2026.

Il paradosso: l'ipotesi sta già congelando il trimestre

C'è un effetto collaterale che riguarda direttamente chi vende infissi, ed è già in corso. Una misura pensata per stimolare gli interventi energetici, finché resta un'ipotesi, spinge le famiglie a rimandare proprio quegli interventi.

Il risultato è che l'ultimo trimestre — storicamente il periodo in cui i clienti si muovono per usare i bonus entro l'anno — rischia di trasformarsi in un trimestre di attese. E il conto non lo paga il Governo: lo pagano le imprese che avevano quei lavori in previsione.

Tre cose da fare adesso, non a novembre:

  • Mettere i tre scenari nel preventivo. Non due cifre, tre. Il cliente che vede il calcolo completo decide; quello che sente solo «affrettati» rimanda per diffidenza.
  • Riaprire i preventivi fermi con l'informazione, non con la pressione. Chi ha ricevuto un preventivo negli ultimi dodici mesi ha diritto di sapere che lo scenario è cambiato. È il modo più credibile di riattivare una trattativa: ne parliamo in follow-up preventivi per serramentisti.
  • Preparare gennaio adesso. Qualunque cosa esca dalla Manovra, a gennaio servirà ricontattare tutti con i numeri aggiornati. Chi arriva con la lista già pronta parte con settimane di vantaggio: come riempire gennaio.

Come dirlo al cliente

La tentazione è scegliere una narrazione e spingerla. Entrambe le versioni — «affrettati» e «aspetta, arriva il 65%» — vi espongono a una smentita a dicembre. Quello che regge è il calcolo:

«Il suo preventivo è di 20.000 €. Se il bonifico parte entro dicembre, detrae 10.000 € in dieci anni, ed è certo. Se aspetta, dipende dalla Manovra: con l'ecobonus al 65% di cui si parla arriverebbe a 13.000 €, se invece non passa nulla scende a 7.200 €. In pratica rischia 2.800 € per guadagnarne 3.000, quindi aspettare conviene solo se crede che il 65% abbia più di una probabilità su due di passare. Oggi non c'è ancora un testo di legge. Decida lei, io le preparo il preventivo in entrambe le forme.»

Nessuna promessa e nessuna scadenza inventata: un cliente messo in condizione di decidere. È anche l'unica versione che regge la domanda successiva — «e se poi lo approvano?» — perché l'avete già considerata nel conto.

Nota. Questo articolo ha finalità informative e commerciali, non sostituisce una consulenza fiscale. Le aliquote a legislazione vigente sono quelle in vigore a settembre 2026; l'ipotesi del 65% è allo studio e priva, alla data di pubblicazione, di un testo normativo. Tutto può cambiare con la Legge di Bilancio. Per il caso specifico di un cliente — requisiti tecnici, cumulabilità, pratiche ENEA — il riferimento resta il suo commercialista.

In sintesi

Tre scenari, non uno: 65% se passa l'ecobonus rafforzato, 50% pagando entro dicembre, 36% a legislazione vigente. Il punto di pareggio è a circa il 48% di probabilità, e su un'ipotesi ancora priva di testo normativo è una soglia alta. Il criterio di cassa resta l'unico elemento certo: conta la data dell'ordine di bonifico, non la fine dei lavori.

Per un serramentista il rischio vero non è scegliere lo scenario sbagliato: è restare fermo mentre i clienti aspettano. Se volete arrivare a gennaio con un flusso di preventivi che non dipende da quello che decide la Manovra, è adesso il momento di costruirlo — è il lavoro che facciamo sul marketing per serramentisti.

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Domande frequenti sul bonus infissi 2027

Dipende da quale dei tre scenari si realizza. A legislazione vigente la detrazione scende al 36% sull'abitazione principale e al 30% sulle altre unità, con tetto confermato a 96.000 €. Il Governo sta però valutando un ecobonus rafforzato al 65% per la prima casa, che includerebbe la sostituzione degli infissi. Nel 2026 le stesse spese si detraggono al 50% e al 36%. Nessuno dei tre numeri è definitivo finché non è approvata la Legge di Bilancio.

È una scommessa quasi in equilibrio, non una scelta ovvia. Su 20.000 € di spesa in abitazione principale si detraggono 10.000 € pagando entro dicembre 2026, contro 13.000 € se passasse il 65% e 7.200 € se non passasse nulla. Chi aspetta rischia 2.800 € per guadagnarne 3.000: serve circa il 48% di probabilità che il 65% venga approvato perché l'attesa sia conveniente. Sotto quella soglia conviene pagare adesso.

No. A settembre 2026 non esiste ancora un testo normativo, né un perimetro definitivo degli interventi ammessi, né i massimali. Si tratta di indiscrezioni su un'ipotesi allo studio, con una copertura ipotizzata sulla flessibilità europea per la transizione energetica. Aliquota, beneficiari e decorrenza saranno stabiliti dalla Legge di Bilancio, approvata entro fine dicembre.

Per le detrazioni edilizie vale il criterio di cassa: conta la data dell'ordine di bonifico, non la fine dei lavori né l'addebito sul conto. Un bonifico parlante ordinato il 31 dicembre 2026 rientra nelle spese 2026 anche se la banca lo addebita a gennaio 2027. È il dettaglio che decide l'aliquota, e quasi nessuno lo comunica al cliente.

Mettendo i tre scenari sul tavolo con i numeri del cliente, invece di spingere in una direzione. Chi promette il 65% rischia di essere smentito a dicembre; chi nasconde l'ipotesi perde credibilità quando il cliente la scopre altrove. L'informazione più utile — e che nessun concorrente sta dando — è la soglia di probabilità oltre la quale aspettare conviene davvero.