Bonus ristrutturazioni 2027: cosa cambia e cosa non è ancora deciso
A legislazione vigente le detrazioni scendono dal 1° gennaio, e dal 2028 il tetto di spesa si dimezza. Su lavori da decine di migliaia di euro la differenza è la voce più pesante del preventivo.
Risposta in breve
A legislazione vigente, dal 1° gennaio 2027 la detrazione per le ristrutturazioni scende dal 50% al 36% sull'abitazione principale e dal 36% al 30% sulle altre unità. La stessa curva vale per ecobonus e sismabonus. Su 50.000 € di lavori in prima casa significa passare da 25.000 € a 18.000 € di detrazione: 7.000 € in meno. Il massimale di 96.000 € per unità resta valido per le spese fino al 31 dicembre 2027 e scende a 48.000 € dal 2028 — un vincolo che su un chiavi in mano pesa quanto l'aliquota. Le percentuali 2027 non sono definitive: dipendono dalla Legge di Bilancio approvata entro fine dicembre. Per restare nelle aliquote 2026 conta il criterio di cassa, cioè la data dell'ordine di bonifico, non la fine del cantiere.
Nelle ristrutturazioni la scadenza fiscale pesa più che in qualsiasi altro intervento sulla casa, per una ragione aritmetica: gli importi sono alti. Una differenza di quattordici punti percentuali su 50.000 € di lavori vale 7.000 €, cioè quanto un bagno rifatto. È la voce che sposta le decisioni, e nell'ultimo trimestre dell'anno diventa il motivo principale per cui un cliente firma adesso invece che in primavera.
Il punto è che quest'anno la scadenza non è solo un'aliquota: è anche un tetto di spesa che si dimezza un anno dopo.
Quali sono le aliquote 2027 a legislazione vigente?
Questo è il confronto fra le spese sostenute nel 2026 e quelle del 2027 secondo la normativa in vigore oggi. Lo schema vale per il bonus ristrutturazione, per l'ecobonus e per il sismabonus: la curva di riduzione è la stessa.
| Immobile | Spese 2026 | Spese 2027 |
|---|---|---|
| Abitazione principale | 50% | 36% |
| Altre unità immobiliari | 36% | 30% |
| Massimale di spesa | 96.000 € per unità | 96.000 € (48.000 € dal 2028) |
La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo. Il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi ha riordinato la disciplina dei bonus edilizi nel corso del 2026, ma senza modificare le aliquote già previste: il riordino cambia l'impianto normativo, non i numeri che interessano al cliente.
Cosa significa in euro. Su 30.000 € di lavori in abitazione principale la detrazione passa da 15.000 € a 10.800 €. Su 50.000 €, da 25.000 € a 18.000 €. Su 80.000 €, da 40.000 € a 28.800 €: oltre 11.000 € di differenza. Più sale l'importo, più la scadenza diventa l'argomento decisivo.
Il tetto che si dimezza nel 2028
È la parte di cui quasi nessuno parla, e per le imprese che fanno chiavi in mano è più rilevante dell'aliquota. Il massimale di 96.000 € per unità immobiliare resta confermato per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2027. Dal 2028, a legislazione vigente, scende a 48.000 €.
Una ristrutturazione completa di un appartamento supera spesso i 48.000 €. Significa che un cliente che oggi sta valutando un intervento importante non ha davanti una sola scadenza, ma due: l'aliquota a fine 2026 e il massimale a fine 2027. Per lavori da programmare in più fasi, è un elemento di pianificazione reale — e un argomento di consulenza che distingue un'impresa da chi si limita a fare un preventivo.
La riduzione è certa?
No. Il 36% e il 30% sono l'esito automatico se non interviene nulla: sono ciò che prevede la norma oggi, non una decisione definitiva. La Legge di Bilancio, discussa in autunno e approvata entro fine dicembre, può confermarli, prorogare le aliquote attuali o introdurre uno schema diverso — in questa fase circola anche l'ipotesi di un ecobonus rafforzato per la riqualificazione energetica.
Per un'impresa edile la conseguenza è precisa: non si può promettere il 36% nel 2027, né rassicurare che resterà il 50%. L'unica affermazione verificabile è che chi paga entro dicembre 2026 conosce già la propria aliquota, mentre chi rimanda la scoprirà a fine anno.
Entro quando bisogna pagare per rientrare nel 2026?
Nelle ristrutturazioni questo punto vale più che altrove, perché i cantieri sono lunghi e i clienti danno per scontato di non fare in tempo. Spesso non è così: vale il criterio di cassa, cioè la spesa si considera sostenuta quando viene dato l'ordine di pagamento, non quando finiscono i lavori.
- Conta il bonifico, non il cantiere. Un cantiere che termina nel 2027 rientra nelle aliquote 2026 per tutte le somme pagate entro il 31 dicembre 2026. Gli stati di avanzamento sono lo strumento naturale per farlo.
- Conta l'ordine, non l'addebito. Un bonifico disposto il 31 dicembre rientra nel 2026 anche se la valuta cade a gennaio.
- Deve essere un bonifico parlante. Causale con riferimento normativo, codice fiscale di chi detrae, partita IVA dell'impresa. Un bonifico ordinario fa perdere la detrazione, a prescindere dalla data.
Un'impresa che imposta il piano pagamenti tenendo conto di questo offre al cliente un vantaggio concreto che i concorrenti non stanno comunicando. È consulenza, non sconto.
Cosa cambia, in pratica, per chi ristruttura
- Il preventivo deve mostrare due cifre. Lordo e netto dopo detrazione, con la rata annuale. Su importi a cinque cifre la differenza fra i due numeri è la leva più forte che avete.
- Il piano pagamenti è un argomento di vendita. Strutturare gli acconti in modo che la quota maggiore sia pagata entro dicembre non è un trucco: è il modo corretto di usare il criterio di cassa a favore del cliente.
- I preventivi fermi valgono più dei lead nuovi. Chi ha ricevuto un preventivo negli ultimi dodici mesi e non ha chiuso è il pubblico più caldo che avete, e oggi ha una ragione nuova per riaprire la conversazione.
- La velocità di risposta resta il fattore decisivo. Nel settore chi risponde entro cinque minuti ottiene il sopralluogo in circa nove casi su dieci: la scadenza fiscale non serve a nulla se il lead aspetta due giorni una richiamata. Ne parliamo in lead generation per imprese di ristrutturazione.
Come dirlo al cliente senza fare allarmismo
Su importi alti la pressione funziona ancora peggio che altrove: il cliente percepisce che sta per prendere una decisione importante, e l'urgenza artificiale lo fa arretrare. Il confronto sui suoi numeri, invece, lo aiuta a decidere.
«Il preventivo è di 48.000 €. Se i pagamenti partono entro dicembre, detrae 24.000 € in dieci anni. Con le aliquote previste per il 2027 sarebbero 17.280 €: quasi 6.700 € di differenza. Le percentuali del prossimo anno non sono ancora decise — potrebbero anche essere prorogate — ma oggi lei sa quanto recupera. Possiamo impostare gli stati di avanzamento in modo che la parte principale rientri nel 2026, anche se il cantiere finisce dopo.»
Questa versione non promette nulla che non si possa mantenere, e in più offre una soluzione operativa. È la differenza fra vendere una scadenza e vendere competenza.
Nota. Questo articolo ha finalità informative e commerciali, non sostituisce una consulenza fiscale. Le aliquote 2027 e il massimale 2028 riportati sono quelli previsti dalla normativa vigente a settembre 2026 e possono cambiare con la Legge di Bilancio. Per il caso specifico — cumulabilità fra bonus, requisiti tecnici, asseverazioni — il riferimento resta il commercialista del cliente.
In sintesi
A legislazione vigente il 2027 porta detrazioni più basse — 36% sull'abitazione principale, 30% sulle altre — e il 2028 dimezza il massimale di spesa. La parola definitiva arriva con la Manovra, e fino ad allora l'unica certezza è quella di chi paga entro il 31 dicembre 2026.
Per un'impresa edile significa un trimestre in cui la leva fiscale è al massimo e, subito dopo, un vuoto da riempire. Se volete arrivare a gennaio con un flusso di sopralluoghi che non dipende dai bonus, è il momento di costruirlo: è il lavoro che facciamo sul marketing per imprese di ristrutturazione.
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